WOODWORM’ S BALLAD

Ho un ricordo bellissimo legato a mio padre quando aveva circa 5/6 anni. Ogni tanto quando siamo insieme esce nei nostri discorsi. Non è un ricordo, non l’ho vissuto, ma per anni su questo suo semplice racconto mi sono emozionato e ho costruito interminabili film. Sul retro della casa dei miei nonni c’era un giardino, da loro curato con quella passione e con quella eleganza figlie di altri tempi; oltre l’edera e le rose rosse c’era anche una vecchia botte di legno, vuota e rovesciata, adagiata e riposta vicino alle scala di pietra che portava sul davanti della casa. Mio padre è sempre stato taciturno e molto riservato e talvolta sentiva la necessità di estraniarsi dal mondo. D’estate aspettava lo scoppiare di un temporale per correre fuori in giardino e nascondersi dentro alla botte solo per ascoltare il tintinnio delle gocce che battevano sopra la superficie di legno. La pioggia lo rilassava e gli teneva compagnia. Ha trasmesso anche a me questa sensibilità riguardo la pioggia e quando riesco amo isolarmi ad ascoltare il suo suono, anche se io devo accontentarmi della lamiera della cornice del mio terrazzo. Penso sia la regolarità con cui colpisce le superfici a regalarmi tanta tranquillità.

Ho scritto il testo di The woodworm’s ballad nell’estate 2018. Una giornata sorpresa e bagnata da un acquazzone tipico estivo mi ha ricordato la botte di legno e proposto l’immagine di mio padre bambino. Ho preso il foglio e l’ho messo in un cassetto. La musica è nata mesi dopo casualmente, per un errore mentre suonavo “Il mio canto libero” dell’ immenso Lucio Battisti. Ho preso questo accordo “sbagliato” e ci ho costruito un giro che è diventata la canzone che inizialmente avevo intitolato “Summer rain”. (Poi sono arrivati Marco e Federico a chiedermi se ero proprio convinto del titolo…). Apro il cassetto, spiego il foglio riposto mesi prima e inizio a cantarci sopra. Alla prima occasione insieme ho perfezionato con Stefano e Marco il giro musicale e stravolto la linea melodica del mio cantato che non piaceva proprio. Nel giro di una serata era nata la canzone. Il giorno dopo ho voluto registrare chitarra e voce per non perdere le idee raccolte la sera prima. Per una questione sentimentale ho deciso di inserire nel disco anche quella registrazione, fatta di pomeriggio davanti al microfono senza effetti né troppa cura. L’ ho inserita come bonus track e sarà ascoltabile solo sul cd. La mia versione è più veloce e più alta di tonalità, proprio come era stata scritta.

The woodworm’s ballad rappresenta la quiete dopo la tempesta, la pace ritrovata. A questo punto ho avuto bisogno del “temporale musicale” ed è nato Skyscraper.

Manuel